STORIA del Gruppo Speleologico CAI Napoli

L’attività speleologica della Sezione di Napoli del Club Alpino Italiano ebbe inizio nell’anno 1927, con alcune esplorazioni sul Monte Faito. Uno dei principali esploratori di questo periodo fu Michele Trotta, di Postiglione, che esplorò e rilevò circa 60 grotte, costituendo il primo catasto delle grotte della Campania.
Nel 1951 l’attività esplorativa riprese con alcuni soci che si aggregano all’unico gruppo operante in quel periodo in Campania, rappresentato dal Circolo Speleologico meridionale (CSM) collaborando all’esplorazione della grotta di Vesolo e dell’inghiottitoio del Bussento.
Dopo circa sei anni il 13 Settembre 1957 si costituì il Gruppo Speleologico della Sezione di Napoli del Club Alpino Italiano e fu eletto a Capo-Gruppo il dott. Alfonso Piciocchi.
In questi anni furono effettuate importanti esplorazioni sui Monti Lattari, sui Monti Alburni, nel Cilento. Le imprese più importanti furono il raggiungimento del sifone terminale dell’inghiottitoio del Bussento, i primi ritrovamenti di pitture rupestri e manufatti in selce nella grotta Frà Liberto sugli Alburni, le esplorazioni alle voragini di Roccadaspide, la scoperta di nuovi rami alle grotte di Castelcivita denominati “cunicoli CAI”. Quest’ultima scoperta diede la possibilità di effettuare prove di colorazione per stabilire l’esistenza di un’eventuale comunicazione tra la Grotta di Castelcivita e la Grotta dell’Ausino situata lungo la stessa direttrice tettonica ma a quota più bassa, prove che diedero esito positivo con il ritorno alla luce dei coloranti nella località Vecchio Mulino e nel laghetto interno della Grotta dell’Ausino.Il Dott.Alfonso Piciocchi
Nei primi anni ’60 il gruppo dedica molte delle sue energie per lo studio di grotte di interesse archeologico, paleoetnopreistorico e storico-religioso. Vengono ritrovati numerosi reperti in seguito a scavi eseguiti in tutta la Campania e, per la prima volta, vengono organizzati manifestazioni culturali e scientifiche in sede.
Negli anni ’70 il gruppo comincia a specializzarsi nella progressione su sola corda grazie alla partecipazione di alcuni soci a corsi tecnici nazionali. Le nuove tecniche di progressione favoriscono un’intensa attività di ricerca in tutta la Campania, in particolare sui monti Alburni dove vengono trovate ed esplorate molte nuove grotte caratterizzate da un andamento verticale.
In questi stessi anni aumenta sensibilmente il numero di grotte inserite nel Catasto delle Grotte della Campania, che raccoglie le informazioni sulle principali cavità della regione.
Purtroppo in questo momento molto felice per la speleologia campana, e napoletana in particolare, si verifica il funesto incidente alla risorgenza del Mulino di Castelcivita, dove perdono la vita tre speleosubacquei napoletani.
Negli anni 71-77 il gruppo pubblicò gli Annuari Speleologici, seguiti negli anni 1988-89 da pubblicazioni scientifiche sulla testata storica di fine ottocento “L’Appennino Meridionale”.
Molteplici sono i congressi e gli incontri ai quali partecipano i soci del gruppo. In particolare: Incontro internazionale di Speleologia nel 1972, VI Simposio Internazionale di Speleoterapia nel 1980, 2° Convegno di Speleologia Urbana nel 1985.
In questo stesso periodo sono i campi internazionali di ricerca in collaborazione con gli speleologi cecoslovacchi.
Alla fine degli anni ’80 il gruppo concentra l’attività sul massiccio degli Alburni, costituendo insieme ad altri gruppi speleologici della Puglia l’AIRES (Associazione Intergruppi Ricerche Esplorazioni Speleologiche):vengono esplorati e rilevati molte centinaia di metri di grotta e in particolare grotta dei Vitelli, grotta del Falco, grava di Maria, grava Stretta e vengono completate con successo le prove di colorazione che permettono di collegare l’inghiottitoio II dei Piani di Santa Maria con la grotta del Fumo e con la risorgenza dell’Auso alla base del versante meridionale del massiccio in prossimità del comune di Sant’Angelo a Fasanella (SA).
Il gruppo partecipa inoltre ad alcune esplorazioni sui monti del Matese (Pozzo della Neve) e su altri massicci della Campania.
In questi anni il gruppo rappresenta la squadra Campania del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e partecipa a numerose esercitazioni ed ad uno stage in Grecia.
Si mettono a punto nuove tecniche di esplorazione e di armo, quali l’uso del trapano per le risalite e le traversate e nuove metodologie di disostruzione.
In questo periodo nascono nuovi gruppi in Campania e il Gruppo Speleo partecipa all’esplorazione della grotta dello Scalandrone sui monti Picentini in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Salerno, e della grava di Serralonga sul Terminio in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Avellino.
Il gruppo organizza nel 1991 un simposio internazionale sulle cavità artificiali a Napoli, portando lavori scientifici nonché esplorazioni e rilievi in cavità artificiali.
Negli anni ’90 il gruppo continua la sua attività sugli Alburni (rilievo delle condotte forzate e la risalita sul lago terminale della Grotta di Castelcivita, esplorazioni agli inghiottitoi nella zona dei Campitelli, Parchitiello, e Serrone, esplorazione al fondo della grotta di Polla, dove dopo una difficile risalita vengono trovati nuovi tratti inesplorati, rilievo alla grotta degli Urri, prove di colorazione tra la grotta del Falco e la grotta di Pertosa, nuove esplorazioni nell’area di Valletorno, esplorazioni nell’area di Petina), sui monti Picentini (esplorazione di nuove cavità nella zona di Acerno), il Cervati, il Cilento (grotta dell’Arco di Palinuro), il Matese.
In questi stessi anni il gruppo partecipa alle riprese di un documentario naturalistico-speleologico ambientato sugli Alburni.
Recentemente il gruppo sta partecipando ad un progetto regionale per il riordino del catasto delle Grotte della Campania.