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L’ossidiana,
rientra nella categoria dei vetri vulcanici, ed è tra i materiali più
usati durante l’antichità sia per fabbricare lame taglienti sia per
realizzare alcuni oggetti d’arte, inoltre per le sue qualità estetiche
(lucentezza, durezza), è stata apprezzata oltre che per realizzare,
spesso come sostituta della selce, attrezzi (coltelli, punte di freccia,
raschiatoi, lame e rasoi), anche elementi decorativi come pendenti,
statue, specchi e – come è noto - coltelli da sacrificio. Nelle fonti
antiche è anche attestato l’uso dell’ossidiana, per pozioni magiche o
ricette mediche e viene affermato il suo effetto benefico per la vista e
per il viso. Inoltre sono state rinvenute ad Hacilar molte figurine
femminili con gli occhi incrostati d’ossidiana. Essa permetteva di
vedere oltre la morte, ed, infatti, si definisce spesso l’ossidiana
come la “Pupilla degli Dei”, in quanto era supposta, in particolare nel
mondo egizio, fare da tramite tra l’uomo e l’altro mondo. C’è chi vi
riconosceva proprietà divinatorie e si costruivano sfere d’ossidiana
attraverso le quali i veggenti potevano predire il futuro.
L’ossidiana è in genere di
colore nero o grigio, ma si trovano anche ossidiane con venature verdi o
rosse, come nel caso di quelle provenienti Nemrut Dag (Turchia)a seconda
del contenuto di ferro.
In Italia i giacimenti
d’ossidiana si trovano sulle isole di Lipari, Palmarola, Sardegna e
Pantelleria. Grazie alle recenti metodologie d’indagine è possibile
ricostruire le vie commerciali dell’ossidiana che iniziano con una
traversata via mare e proseguono con una catena di scambi via terra
confermando un'ampia distribuzione territoriale, che ne ha fatto materia
prima di scambio di notevole importanza nella Preistoria.
I percorsi commerciali
coprivano lunghe distanze: infatti, si trovano testimonianze d’ossidiana
che dalle Eolie raggiungeva le coste francesi o dalla Sardegna giungeva
in Italia settentrionale, mentre il giacimento dell’isola di Pantelleria
è
l’unico
che esportava l’ossidiana verso l’Africa settentrionale, dove i rari
ritrovamenti sono localizzati soprattutto in Tunisia e nell’isola di
Malta. Da una serie di studi risulta che l’arcipelago eoliano ha avuto
un ruolo di primo piano nello sviluppo del commercio dell’ossidiana. Il
centro protagonista spetta sicuramente all’isola di Lipari che
alimentava il Sud e il Centro dell’Italia (Sicilia, Calabria, Puglia,
Abruzzo); mentre la Sardegna (M.te Arci) esportava verso la Corsica,
l’isola d’Elba, la Toscana, la Lombardia, la Liguria e probabilmente la
Provenza (Dauphinè e Linguadoca) L’ossidiana delle isole Pontine
(Palmarola), invece, è stata ritrovata in Liguria e nelle isole Tremiti
nell’Adriatico.
Il periodo durante il
quale il traffico dell’ossidiana risulta più attivo è testimoniato dal
3000 a.C. fino alla fine del IV-III millennio.
Le sale del Museo di
Preistoria mostrano una serie di strumenti in ossidiana provenienti da
siti italiani e africani, si potranno vedere soprattutto lame,
raschiatoi e punte di freccia.
Luigia Salino
Archeologa |